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Tra occupazione e spopolamento, il covid evidenzia la fallacia del “bel paese”

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Tempo di lettura: 10 minuti

Il 2020 continua ad essere un anno difficile, tanto per gli organi di governo quanto per le piccole e medie imprese. Inesorabilmente, lo scenario che il coronavirus ha posto in evidenzia mostra delle dinamiche che l’Italia da ben oltre un decennio si porta sulle sue spalle. Proprio per questo il “bel paese”, attraverso fenomeni come l’occupazione e lo spopolamento, visti gli effetti della pandemia, non può fare a meno di mostrare la sua fallacia.

In questo articolo si è deciso di osservare dapprima il tasso di occupazione[1]In correlazione col covid, è un argomento che è stato già precedentemente trattato sul blog: Gli effetti negativi del covid-19 sull’occupazione giovanile – https://www.owlconomy.com/2020/07/10/gli-effetti-negativi-del-covid-19-sulloccupazione-giovanile/, successivamente di relazionarlo alla popolazione per fasce d’età e, infine, analizzare i volumi mensili di occupati dal 2019 ad oggi.

Per l’analisi, sono stati presi in considerazione i dati ISTAT[2]ISTAT – https://www.istat.it/ dell’ultimo aggiornamento, quel del 2 dicembre 2020, su tasso di occupazione e popolazione residente al 1° gennaio per gli anni di riferimento.

L’occupazione prima del coronavirus

In primissima sede, è opportuno osservare il dato relativo al tasso di occupazione pre-covid, per la fascia d’età tra i 15 e 64 anni. Questo, nel quinquennio, va dal 56,3% del 2015 al 59,0% del 2019 (Figura 1).

Figura 1: “Tasso di Occupazione tra i 15 e 64 anni in Italia”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Come è possibile osservare dal grafico, l’incremento si è verificato in special modo nel Nord-est Italia, ma in ogni caso si rileva, nella classificazione a macro-aree, un aumento generale (Figura 2).

Figura 2: “Variazioni percentuali del Tasso di Occupazione tra i 15 e 64 anni per macro area nel quinquennio 2015~2019”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

L’indagine sul triennio permette di identificare una tendenza positiva interna, in rallentamento, ma, per lo meno fino al 2019, presente (Figura 3).

Figura 3: “Variazioni percentuali del Tasso di Occupazione tra i 15 e 64 anni per macro area nel triennio 2017~2019”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Ampliando lo spettro d’osservazione alle regioni, spicca il Molise con il +5,1%, seguita dal Veneto e, a pari incremento percentuale, Emilia-Romagna, Abruzzo e Sardegna (Figura 4).

Figura 4: “Variazioni percentuali del Tasso di Occupazione tra i 15 e 64 anni per regione nel quinquennio 2015~2019”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Il triennio presenta un trend più accentuato per la Sardegna (+3,3%), seguita da Molise e Marche (entrambe col +2,8%). Al contrario, una tendenza negativa si rileva in Campania con il -0,5% (Figura 5).

Figura 5: “Variazioni percentuali del Tasso di Occupazione tra i 15 e 64 anni per regione nel triennio 2015~2019”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Ma, a questo punto, la domanda sorge spontanea: su quali basi questo dato si è rafforzato? Una prima e significativa riposta si ottiene dal confronto con la popolazione residente per fasce d’età.

I ragazzi tra i 15 e 24 anni

Tra i giovani di età compresa tra i 15 e 24 anni si rileva un aumento costante del tasso di occupazione nell’arco temporale più ampio preso in considerazione: si passa dal 15,6% del 2015 al 18,5% del 2019 (Figura 6).

Figura 6: “Tasso di Occupazione tra i 15 e 24 anni in Italia”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

La popolazione residente per questa fascia d’età vede un calo generale del -1,00%, con un timido recupero del +0,05% nel 2019 rispetto al 2018 (Figura 7).

Figura 7: “Popolazione residente in Italia tra i 15 e 24 anni”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Ad un primo raffronto questi dati paiono raffigurare un elemento di positività, ma, come si vedrà tra le conclusioni, sorgono più domande che risposte.

Gli adulti tra i 25 e 34 anni

Lo stesso incremento del tasso di occupazione si rileva per la fascia d’età 25-34 anni, un aumento netto tra il 2015 e 2019 del +2,8% (Figura 8).

Figura 8: “Tasso di Occupazione tra i 25 e 34 anni in Italia”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Se il precedente dato mostrava una sorta di “positività”, se ne intravede il motivo dell’aumento: un calo di popolazione residente per questa fascia d’età del -4,55%. Si passa dai 6.894.308 del 2015 ai 6.580.371 del 2019: si tratta di 313.937 residenti in meno (Figura 9).

Figura 9: “Popolazione residente in Italia tra i 25 e 34 anni”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Gli adulti tra i 35 e 44 anni

Con l’innalzarsi della fascia d’età il dato sull’occupazione migliora ma in modo sempre più contenuto: il +1,4% nel quinquennio per chi ha tra i 35 e 44 anni (Figura 10).

Figura 10: “Tasso di Occupazione tra i 35 e 44 anni in Italia”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

In questo caso, il calo della popolazione residente si fa ancora più importante: si tratta del -19,70% tra il 2015 e 2019, ovvero 1.790.198 in meno (Figura 11).

Figura 11: “Popolazione residente in Italia tra i 35 e 44 anni”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Gli adulti tra 45 e 54 anni

In linea con la precedente fascia d’età, anche per chi ha tra i 45 e 54 anni l’aumento del tasso di occupazione è presente ma in modo più accentuato: si tratta del +2,6% tra il 2015 e 2019 (Figura 12).

Figura 12: “Tasso di Occupazione tra i 45 e 54 anni in Italia”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Per questa fascia si inverte la tendenza: un aumento della popolazione residente, contenuto ma presente, del +1,47 nei cinque anni (Figura 13).

Figura 13: “Popolazione residente in Italia tra i 45 e 54 anni”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

La fascia d’età pre-pensionistica

E così, si arriva a quella che possiamo definire la fascia d’età pre-pensionistica, ovvero coloro che hanno tra i 55 e 64 anni. In questo caso l’aumento dell’occupazione nel quinquennio è il più alto registrato in questa analisi: si tratta del +6,1% (Figura 14).

Figura 18: “Tasso di Occupazione tra i 55 e 64 anni in Italia”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Dato supportato da un importante aumento della popolazione residente per questa fascia, ovvero il +8,04%: si passa dai 7.649.297 del 2015 ai 8.264.132 del 2019 (Figura 15).

Figura 15: “Popolazione residente in Italia tra i 55 e 64 anni”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

I volumi di occupazione dell’ultimo biennio

Visti gli eventi caratterizzati dal coronavirus, viene così naturale osservare i dati mensili (espressi in unità di migliaia) sul numero di occupati in Italia di età maggiore o uguale ai 15 anni. Prendendo come punto di partenza il gennaio 2019, è possibile osservare quali siano stati gli effetti della pandemia: un pesante calo iniziato ad aprile 2020 che ha visto il suo punto più profondo durante giugno, si verificato poi un timido recupero ma che in nessun modo è riuscito a riproporre i volumi pre-covid (Figura 16).

Figura 16: “Numero di occupati in Italia di 15 anni e oltre”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Con una più attenta osservazione per fasce d’età, chi ha trai 15 e 24 anni video un positivo miglioramento dal marzo 2019, ma dopo gli effetti del lockdown, non si sono verificati segnali decisi di recupero (Figura 17).

Figura 17: “Numero di occupati in Italia tra i 15 e 24 anni”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Situazione simile per chi ha tra i 25 e 34 anni, ma in questo caso il recupero pare più robusto: saranno i dati di novembre e dicembre a dare certezza ai volumi di ottobre 2020 (Figura 18).

Figura 18: “Numero di occupati in Italia tra i 25 e 34 anni”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Scenario quanto mai interessanti per chi ha tra i 35 e 49 anni: era già in atto una significativa tendenza negativa dal punto di vista occupazionale tanto che, nonostante le riaperture, i volumi hanno subito delle lievissime flessioni che non hanno cambiato il trend, anzi pare si sia nuovamente rafforzata con il dato di ottobre 2020 (Figura 19).

Figura 19: “Numero di occupati in Italia tra i 35 e 49 anni”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

E qui, in battuta finale, gli occupati di età compresa tra i 50 e 64 anni: questi non hanno subito in nessun modo gli effetti della pandemia e, anzi, hanno visto un continuo aumento. Interessanti i volumi di ottobre 2020, anche in questo caso saranno i mesi di novembre e dicembre a dare chiarezza su possibili inversioni di tendenza (Figura 20).

Figura 20: “Numero di occupati in Italia tra i 50 e 64 anni”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Operando un raffronto significativo con l’ultimo dato disponibile, quello di ottobre, è interessante compararlo con quello del 2019. È Importante, soprattutto, osservare la compente di occupati di età compresa trai 50 e 64 anni: questi rappresentano il 35,64% del mercato del lavoro, poco più di uno su tre (Figura 21).

Figura 21: “Composizione percentuale del bacino occupati per fasce d’età nell’ottobre del 2019”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Ottobre 2020 ha visto il precedente dato citato rafforzarsi, passando da 35,64% a 36,60%: quasi un punto percentuale guadagnato a discapito delle altre fasce (Figura 22).

Figura 22: “Composizione percentuale del bacino occupati per fasce d’età nell’ottobre del 2020”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Misurando le variazioni percentuali sui volumi¸ dunque direttamente sul numero di occupati, i dati sono quanto mai chiari:

  • -10,59% per chi ha tra 15 e 24 anni;
  • -2,81% per chi ha tra i 25 e 34 anni;
  • -3,09% per chi ha tra i 35 e 49 anni.

 L’unico valore positivo è quello della già citata fascia 50-64 anni, ovvero del +0,55% (Figura 23).

Figura 23: “Variazioni percentuali del bacino occupati per fasce d’età in raffronto tra l’ottobre del 2019 e 2020”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Prime conclusioni

Già quanto descritto finora mostra, senza troppi dubbi, un contesto estremamente fragile. Ognuna delle fasce osservate fornisce delle indicazioni sulle quali è doveroso effettuare delle ben ponderate riflessioni.

Il dato su chi ha tra 15 e 24 anni mostra, inizialmente, una “positiva occupazione in rialzo”, ma è un dato che, in realtà, ci porta a tre domande fondamentali:

  1. Quali sono i dati relativi al tasso di abbandono scolastico per chi ha tra i 15 e 18 anni?
  2. Quante le iscrizioni universitarie?
  3. Quanti lavorano per auto sostenimento?

La correlazione di queste tre domande porta a riflettere su possibilità di abbandono scolastico per andare alla ricerca di lavoro, svolgere un lavoro come forma di necessità e auto sostenimento oltre che di auto finanziamento per gli studi scolastici. Da questi semplici punti, si evince un’impossibilità strutturale nel potersi auto sostenere e, allo stesso tempo, investire su sé stessi in giovane età, in un Paese dove le condizioni di lavoro sono precarie da oltre un decennio. In tutto ciò, si sottolinea un ulteriore dato: la tendenza in calo nel numero di giovani.

Stesso scenario si ritrova nella fascia d’età tra 25 e 44 anni: sale il tasso di occupazione rafforzato da un fenomeno di spopolamento che vede come protagonisti, soprattutto, gli under 35, per cui è tutto fuorché un dato positivo e, anche in questo caso, la domanda sorge spontanea: dove si dirigono i flussi migratori?

Si arriva poi tra gli over 45, qui si presenta una chiara inversione di tendenza: un aumento netto del tasso di occupazione e della popolazione di riferimento, in special modo è chi ha tra i 55 e 64 anni a mostrare il miglior dato correlato.

Questo è lo scenario che si erge sulle spalle di chi a questo Paese ha già dato da anni. Spesso ci si è concentrati sulla necessità di motivare le famiglie ad avere figli così da ripopolare positivamente il “bel paese” ma, tenendo conto dei dati osservati, forse non sarebbe meglio motivare i giovani a rimanere in questo Paese?

Spunti di riflessione

Quanto evidenziato fornisce indicazioni sulle quali porgersi ulteriori domande che necessitano chiarezza:

  • Quali saranno gli effetti del coronavirus nel 2021?
  • Come si muovono i flussi migratori sul territorio?
  • Quali gli effetti sull’istruzione?

Nei prossimi articoli, si ricercherà la risposta a questa e altre domande.

Vuoi approfondire il tema?

Riferimenti articolo:

Riferimenti articolo:
1 In correlazione col covid, è un argomento che è stato già precedentemente trattato sul blog: Gli effetti negativi del covid-19 sull’occupazione giovanile – https://www.owlconomy.com/2020/07/10/gli-effetti-negativi-del-covid-19-sulloccupazione-giovanile/
2 ISTAT – https://www.istat.it/

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