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L’aumento dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati

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Tempo di lettura: 8 minuti

Sono svariati gli strumenti utilizzati per la misura dell’inflazione; per stimare come questa influenzi la collettività e, più nello specifico, le famiglie, uno tra gli indici più significativi è quello dei prezzi al consumo. Le categorie di classificazione dei consumi sono quelle dello standard internazionale COICOP[1]Definizione Eurostat: https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Glossary:Classification_of_individual_consumption_by_purpose_(COICOP), successivamente revisionate dall’ISTAT[2]ISTAT: https://www.istat.it/ per l’elaborazione del suddetto indice. Lo stesso ente nazionale propone, inoltre, tre tipologie dell’indice dei prezzi al consumo, e sono:

  • NIC (indice Nazionale dei prezzi al consumo per l’Intera Collettività): misura dunque le variazioni per l’intera popolazione italiana;
  • FOI (indice nazionale dei prezzi al consumo per le Famiglie di Operai e Impiegati): sono oggetto di rilevazione quelle che vengono, più comunemente, definite “famiglie italiane medie” in cui la figura di riferimento (capofamiglia) è un operaio o un impiegato;
  • IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato per i Paesi membri dell’Unione Europea): quest’ultimo risulta utile come elemento di comparazione rispetto ai Paesi europei.

Va specificato che il paniere relativo ai consumi viene aggiornato annualmente, a seconda dell’evoluzione del mercato e a come, per l’appunto, questo condizioni il consumatore finale. Sono un esempio, per citarne alcuni, lo sviluppo dei consumi relativi a l’elettronica, i servizi per la cura della persona, il take away e via discorrendo.

Di seguito saranno presi in considerazione gli indici NIC e FOI; verranno osservate, inoltre, delle elaborazioni di due panieri a confronto che faranno emergere interessanti elementi.

I dati degli indici su base nazionale

Come precedentemente definito, l’indice NIC tiene conto dell’intera collettività. Dal 2017 al 2019, risulta evidente un aumento dei prezzi, in special modo tra il 2017 (+0,40%) e il 2018 (+0,37%), con una leggerissima flessione positiva del -0,13% nel 2019 (rif. Figura 1).

Figura 1: “Variazioni annuali dei prezzi al consumo (Indice NIC) per l’Italia”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Per lo stesso arco temporale anche l’indice FOI, relativo alle famiglie di operai e impiegati, mostra per la maggiore delle variazioni negative, soprattutto tra il 2017 (+0,47%) e il 2018 (+0,48%), con una flessione positiva del -0,21% per l’anno 2019 (rif. Figura 2).

Figura 2: “Variazioni annuali dei prezzi al consumo (Indice FOI) per l’Italia”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Questa prima comparazione mostra sin da subito un maggior peso da sostenere da parte delle famiglie di operai e impiegati: si ricorda che queste sono notoriamente, dal punto di vista sociale, la classe più debole che partecipa attivamente e costantemente al processo di produzione e consumo.

Un confronto tra estremi

Gli indici precedentemente esposti sono composti da dodici macrocategorie, nell’ordine:

  1. Prodotti alimentari e bevande analcoliche;
  2. Bevande alcoliche e tabacchi;
  3. Abbigliamento e calzature;
  4. Abitazione, acqua, elettricità e combustibili;
  5. Mobili, articoli e servizi per la casa;
  6. Servizi sanitari e spese per la salute;
  7. Trasporti;
  8. Comunicazioni;
  9. Ricreazione, spettacoli e cultura;
  10. Istruzione;
  11. Servizi ricettivi e di ristorazione;
  12. Altri beni e servizi.

Per effettuare una più interessante analisi sono stati elaborati due panieri, nel dettaglio:

  • Paniere 1: questo rappresenta i soggetti con una minore capacità di spesa, per cui sono state prese in considerazione le macrocategorie 1, 3, 4, 5, 6, 7 e 8;
  • Paniere 2: al contrario, in questo, caso si rappresentano i soggetti con una maggiore capacità di spesa, per cui si tiene conto di tutte le macrocategorie.

Nelle prossime osservazioni, con riferimento agli indici, prenderanno il nome di Paniere NIC e di Paniere FOI. Inoltre, si terrà conto delle macrocategorie prima escluse (ovvero la 2, 9, 10, 11 e la 12) creando il Paniere di transizione, come elemento di connessione tra i due estremi presentati.

Il paniere NIC

Con riferimento all’indice NIC, il paniere 1, rappresentativo della classe più debole, dal 2017 presenta delle variazioni negative, soprattutto nel 2018 con il +2,13%, seguito da una positiva ripresa nel 2019. Il paniere 2 mostra delle variazioni negative sino al 2018, ma nel 2019 mostra un segnale positivo registrando un -0,13% (rif. Figura 3).

Figura 3: “Panieri relativi all’indice NIC”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

In merito al paniere di transizione NIC, questo mostra degli aumenti maggiori o uguali al 0,70%, ma con una flessione positiva nel 2019 del -0,73% (rif. Figura 4).

Figura 4: “Paniere di transizione NIC”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Il paniere FOI

Anche in riferimento all’indice FOI, il paniere 1 mostra una più accentuata variazione negativa nel 2018 (+2,04%), più contenuta nel 2019 (+0,23%) ma presente. Riguardo il paniere 2, questo mostra una flessione positiva nel 2019 con il -0,21% (rif. Figura 5).

Figura 5: “Panieri relativi all’indice FOI”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Infine, riguardo al paniere di transizione FOI, si rilevano delle variazioni negative superiori al 0,80% tra il 2017 e il 2018, contro una variazione positiva del -0,83% nel 2019 (rif. Figura 6).

Figura 6: “Panieri di transizione FOI”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Le macrocategorie che hanno influenzato il dato

Tra le varie macrocategorie prima citate in elenco, alcune mostrano dati interessanti, prima fra tutte quella relativa ai trasporti. I prezzi al consumo nel 2018 hanno subito un importante aumento, per l’indice NIC del +4,82%, per l’indice FOI del +4,55%. Lo stesso accade nel 2019 con variazioni negative per il primo del +1,41% e per il secondo del +1,33% (rif. Figura 7).

Figura 7: “Variazioni annuali dei prezzi al consumo NIC e FOI sui trasporti”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Osservando i dati in un arco temporale più lungo, nel quinquennio, scopriamo che per l’indice NIC i prezzi al consumo sono aumentati del +4,94%, per l’indice FOI del +4,73% (rif. Figura 8).

Figura 8: “Variazioni tra il 2015 e il 2019 degli indici NIC e FOI sui trasporti”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Per contro, riguardo le comunicazioni, si registrano delle importanti variazioni positive nel 2018, per l’indice NIC del -5,50% e per l’indice FOI del -6,57%: tra gli elementi che hanno fatto leva su questa importante variazione, va citata la politica commerciale iliad[3]Gestore telefonico iliad: https://www.iliad.com/, la quale ha condizionato il mercato italiano delle reti mobili stimolando i rispettivi competitors (rif. Figura 9).

Figura 9: “Variazioni annuali dei prezzi al consumo NIC e FOI sulle comunicazioni’”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Nell’arco dei cinque anni, dal 2015 al 2019, la variazione positiva ha avuto maggior impatto sull’indice FOI con il -6,67% a confronto dell’indice NIC che registra un -5,68% (rif. Figura 10).

Figura 10: “Variazioni tra il 2015 e il 2019 degli indici NIC e FOI sulle comunicazioni”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Ultimo, ma non per importanza, si registrano delle variazioni positive per l’istruzione, che vede calare i prezzi al consumo: sia l’indice NIC che l’indice FOI registrano un forte calo nel 2018, il primo del -16,11% e il secondo del -13,19% (rif. Figura 11).

Figura 11: “Variazioni annuali dei prezzi al consumo secondo l’indice NIC e FOI sull’istruzione”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Nel quinquennio le variazioni positive si registrano per entrambi, in special modo per l’indice NIC del quale si rileva un -16,00%, l’indice FOI segue il trend con un -12,85% (rif. Figura 12).

Figura 12: “Variazioni tra il 2015 e il 2019 degli indici NIC e FOI sull’istruzione”
Fonte: Elaborazione su dati ISTAT

Conclusioni

Entrambi gli indici hanno mostrato, così come i panieri, dei dati interessanti sui quali riflettere.

In merito al dato generale nazionale, l’indice NIC e l’indice FOI mostrano degli aumenti più corposi tra il 2017 e il 2018, con una flessione positiva nel 2019.

Riguardo le elaborazioni successive, il paniere 1 mostra per entrambi gli indici un forte aumento negativo nel 2018, con un miglioramento del dato nel 2019. Con particolare attenzione al paniere FOI 1, questo mostra un aumento più impegnativo da sostenere per le famiglie con una minore capacità di spesa. Allo stesso modo, il paniere 2 mostra delle comunanze tra gli indici, con degli aumenti più contenuti tra il 2017 e il 2018, seguiti da una flessione positiva per l’anno 2019. Il paniere intermedio, simbolo del “gap” tra i due estremi proposti mostra, anche questo, una riduzione dei prezzi solo nel 2019, preceduta da un aumento tra il 2017 e il 2018.

Tra le categorie che compongono l’indice dei prezzi al consumo, osservando un arco temporale più ampio e significativo di cinque anni, tre risultano degne di nota. La prima, quella relativa ai trasporti, mostra la maggior variazione negativa nel 2018, superiore al +4,50% sia per l’indice NIC che FOI. In merito a questo elemento, va menzionato l’aumento dei carburanti che ha fortemente condizionato il mercato dei trasporti, per altro, non solo in Italia. Per quanto riguarda le altre due categorie, entrambe hanno delle variazioni positive per entrambi gli indici: le comunicazioni mostrano delle variazioni oltre il -5,50% dettate, come detto in precedenza, dall’arrivo di un nuovo competitors sul mercato italiano delle reti mobili. Infine, ultimo ma non per importanza, il calo nei prezzi dell’istruzione oltre il -12,50% nel 2018, dato estremamente positivo in relazione al capitale umano che si svilupperà nel prossimo futuro.

Spunti di riflessione

Quanto evidenziato fornisce indicazioni sulle quali porgersi ulteriori domande che necessitano chiarezza:

  • Il calo dei prezzi al consumo per il 2019 sarà confermato anche per il 2020?
  • Quali sono state le variazioni per altre categorie che costituiscono l’indice dei prezzi al consumo?
  • Quanto ha influito sui costi dell’istruzione il calo dei costi di comunicazione, in relazione allo sviluppo delle piattaforme universitarie telematiche?

Nei prossimi articoli, si ricercherà la risposta a questa e altre domande.

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